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Coronavirus: le misure del Governo per i datori di lavoro

Gli obblighi in capo ai datori di lavoro per fronteggiare il virus Covid-19 in Italia impongono decisioni urgenti e ponderate.

Per le organizzazioni che hanno sede nei comuni oggetto di ordinanze restrittive, il datore di lavoro deve effettuare la valutazione dei rischi aziendali, aggiornare il Dvr per la presenza del nuovo rischio biologico e mettere in campo ogni misura di prevenzione. La Valutazione dei rischi è certamente necessaria ma nel frattempo alcune soluzioni come il ricorso alla Cig o al Lavoro Agile con la misura dello Smart Working sembrano più efficaci ed immediate. 

Per la gestione delle assenze, se lo stop dell’attività è decretato dall’azienda, il lavoratore ha diritto alla retribuzione mentre se lo stop è imposto dall’autorità, l’assenza non è imputabile all’azienda e neppure al lavoratore e, dunque, non ci sarà l’obbligo della retribuzione. 

Lo Smart Working consente al lavoratore di operare da remoto con l’utilizzo di strumenti tecnologici per svolgere la propria prestazione, percependo la stessa retribuzione dei colleghi che svolgono la stessa mansione in azienda.

Aziende private e enti pubblici stanno contattando i dipendenti che risiedono nei comuni delle aree contagiate, chiedendo loro di rimanere a casa

Il governo ha diramato i decreti di urgenza consultabili a questo link con le Misure straordinarie di sicurezza nazionale

Quali misure devono adottare i datori di lavoro?

Allo scopo di evitare il diffondersi di epidemie, nei comuni o nelle aree nei quali risulta positiva al coronavirus almeno una persona per la quale non si conosce la fonte di trasmissione o comunque nei quali vi è un caso non riconducibile ad una persona proveniente da un’area già interessata dal contagio di virus, le autorità competenti sono tenute ad adottare ogni misura di contenimento adeguata e proporzionale all’evolversi della situazione epidemiologica.

Tali misure sono analiticamente dettagliate nel decreto legge varato il 22 febbraio 2020 dal Consiglio dei Ministri (D.L. n. 6 del 2020) che impone straordinarie misure di tutela della salute e sicurezza dei cittadini e dei lavoratori nel nostro Paese. Se infatti la prima regione a essere pesantemente contagiata risulta essere la Lombardia, il provvedimento d’urgenza adottato dal Consiglio dei Ministri nella giornata di sabato si rivolge a tutto il territorio nazionale, in vista della prossima potenziale diffusione del contagio anche negli altri territori.

Specifiche previsioni sono invece previste per i lavoratori che, durante l’attività lavorativa, sono venuti a contatto con persone a rischio di infezione (o anche di “casi sospetti” secondo la definizione del Ministero medesimo, prevista dalla precedente circolare del 27 gennaio 2020) per i quali scatta l’obbligo di segnalazione ai servizi sanitari per caso sospetto di nCoV secondo i parametri riferiti e l’obbligo di porre in essere comportamenti cautelativi nell’attesa dell’intervento dei servizi sanitari.

La Circolare Ministeriale, infine, invita a diffondere le informazioni relative alla prevenzione del virus a tutto il personale dipendente.

E per i datori di lavoro con dipendenti in trasferta o distacco in Cina o in arrivo da altre parti del mondo, con un volo che ha fatto più scali? Per i casi con dipendenti che rientrano nelle sedi italiane dopo un periodo in paesi a rischio?

Anche in questi casi, l’obbligo generale del datore di lavoro di garantire la protezione dal rischio biologico resta: in caso di trasferta o distacco, è possibile prevedere un rientro anticipato dei dipendenti per limitare l’esposizione al rischio di contagio o un periodo di isolamento dagli ambienti di lavoro onde evitare contagi.

Per coloro che rientrano da paesi a rischio, i datori di lavoro possono procedere a limitare l’accesso ai luoghi di lavoro, prevedendo per esempio lo svolgimento della prestazione lavorativa da casa o in smartworking per un periodo successivo al rientro. In ogni caso i datori di lavoro possono unilateralmente disporre anche la sospensione temporanea della attività lavorativa, fermo il decorso della normale retribuzione.

Misure straordinarie di sicurezza

Il decreto legge straordinario emanato per la gestione dell’emergenza da coronavirus prevede le seguenti misure:

  1. a) divieto di allontanamento dal Comune o dall’area interessata da parte di tutti gli individui comunque presenti nel comune o nell’area.
  2. b) divieto di accesso al Comune o all’area interessata.
  3. c) sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni forma di riunione in un luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi aperti al pubblico.
  4. d) sospensione dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado, nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, salvo le attività formative svolte a distanza.
  5. e) sospensione dei servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all’art. 101 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al D.Lgs. n. 42/2004, nonché l’efficacia delle disposizioni regolamentari sull’accesso libero e gratuito a tali istituti e luoghi.
  6. f) sospensione di ogni viaggio d’istruzione, sia sul territorio nazionale sia estero.
  7. g) sospensione delle procedure concorsuali e delle attività degli uffici pubblici, fatta salva l’erogazione dei servizi essenziali e di pubblica utilità.
  8. h) applicazione della misura della quarantena con sorveglianza attiva fra gli individui che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva diffusa.
  9. i) previsione dell’obbligo da parte degli individui che hanno fatto ingresso in Italia da zona a rischio epidemiologico, come identificate dall’OMS, di comunicare tale circostanza al compartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente per territorio, che provvede a comunicarlo all’autorità sanitaria competente per l’adozione della misura di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva.
  10. j) chiusura di tutte le attività commerciali, ad esclusione di quelle di pubblica utilità e dei servizi pubblici essenziali di cui agli articoli 1 e 2 della legge 12 giugno 1990, n. 146, ivi compresi gli esercizi commerciali per l’acquisto dei beni di prima necessità;
  11. k) previsione che l’accesso ai servizi pubblici essenziali e agli esercizi commerciali per l’acquisto di beni di prima necessità sia condizionato all’utilizzo di dispositivi di protezione individuale;
  12. l) limitazione all’accesso o sospensione dei servizi del trasporto di merci e di persone terrestre, aereo, marittimo, ferroviario su rete nazionale o di trasporto pubblico locale, salvo specifiche deroghe previste dal provvedimento di cui all’art. 3;
  13. m) sospensione delle attività lavorative per le imprese, ad esclusione di quelle che erogano servizi essenziali e di pubblica utilità, tra cui la zootecnia, e di quelle che possono essere svolte in modalità domiciliare ovvero in modalità a distanza.
  14. n) sospensione dello svolgimento delle attività lavorative per i lavoratori residenti nel comune o nell’area interessata, anche ove le stesse si svolgano fuori dal comune o dall’area indicata.

Cosa deve fare il datore di lavoro

1) sospensione attività presso il Comune o la regione in cui è ubicata l’unità produttiva: nel caso in cui l’attività economica svolta dall’azienda sia sospesa per ordine dell’autorità pubblica, per la corretta gestione delle assenze e la relativa esposizione sul LUL bisogna tener presente che si tratta di assenze non imputabile al datore di lavoro. Il datore di lavoro non è obbligato a pagare la retribuzione né a versare i contributi. I datori di lavoro che rientrano nel relativo campo di applicazione possono anche richiedere la cassa integrazione guadagni.

2) lavoratore posto in quarantena: nel caso di un lavoratore che risiede in uno dei comuni posti in quarantena, l’assenza è giustificata, ma qualora non sia riscontrabile dal medico alcun sintomo influenzale, lo stesso non potrà essere posto in malattia con conseguente perdita della retribuzione.

In questi casi potrà essere opportuno fruire di ferie o permessi oppure, laddove possibile, organizzare l’attività in telelavoro.

3) imprese con sede in zone non destinatarie di provvedimenti di emergenza: qualora sia l’impresa a decidere, di propria iniziativa, di sospendere l’attività lavorativa, la retribuzione è comunque dovuta, a meno che non sia possibile dimostrare che, a fronte di un concreto rischio di contagio, sia stato inevitabile adottare misure di prevenzione e sanificazione degli ambienti;

4) lavoratore che decida volontariamente di non andare al lavoro: in questo caso non matura alcun diritto alla retribuzione e l’assenza è da ritenersi ingiustificata.

Misure per la sicurezza dei lavoratori

Il  datore di lavoro è tenuto a rivedere e integrare il Documento di Valutazione dei rischi, alla luce della presenza del nuovo rischio biologico collegato al virus, sia per affrontare il nuovo pericolo biologico, sia per fornire ai lavoratori tutti gli strumenti di tutela laddove è necessario. In alcuni casi sarà necessario anche rivedere il DUVRI per esempio nei casi di presenza di imprese di pulimento nelle aziende e le probabili interferenze.

Il datore di lavoro, infatti, è responsabile in prima persona della salute e della sicurezza dei lavoratori. Se ne deduce che, visti i rischi del coronavirus, è tenuto ad aggiornare il DVR, individuando ogni misura di protezione del personale e a garantire adeguata formazione ai vari responsabili di pronto intervento presenti in azienda e ai lavoratori.

L’informazione da fornire dovrà senz’altro contenere le raccomandazioni fornite dal Ministero della Salute con la circolare n. 1141/2020:

– lavarsi frequentemente ed accuratamente le mani;

– curare l’igiene delle scrivanie e delle superfici con disinfettanti a base di cloro o alcool;

– evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute;

– non toccare occhi, naso e bocca con le mani;

– coprire naso e bocca se si starnutisce o si tossisce;

– contattare il numero verde 1500 in caso di necessità.

È inoltre opportuno attivare procedure di informazione dei lavoratori e dotare di dispenser igienizzante per le mani tutti gli ambienti comuni e i luoghi a rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini.

Disposizioni speciali Regione Lombardia

La Regione Lombardia ha predisposto una specifica ordinanza che prevede:

1) la sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni forma di riunione in luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi aperti al pubblico;

2) la sospensione dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado, nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie e università per gli anziani ad esclusione degli specializzandi e tirocinanti delle professioni sanitarie, salvo le attività formative svolte a distanza;

3) la sospensione dei servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura.

È inoltre prevista la chiusura delle manifestazioni fieristiche, di bar e ristoranti dalle ore 18:00  alle ore  6:00 e degli esercizi aventi sede dentro i centri commerciali nelle giornate di sabato e domenica.

Tutte le misure sono al momento valide e obbligatorie fino al prossimo 1° marzo.

Lo Studio rimane a disposizione per fornire ulteriori delucidazioni e invita ad utilizzare la scheda contatti.

 

Per rimanere sempre aggiornato sulla situazione è possibile consultare il portale del Ministero della Salute alla pagina dedicata COVID-19

Consulta il documento di approfondimento della Fondazione Studi

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